Quando serve l’accordo e quando è obbligo di legge
Cos’è il controllo GPS dipendenti? Mettiamo il caso che il datore di lavoro ha installato il GPS sull’auto di pattuglia: serve l’accordo sindacale? Dipende. Se guidi un mezzo generico, probabilmente sì. Ma se operi nel trasporto valori o in servizi speciali, il GPS si trasforma da “strumento di controllo” a “strumento di lavoro”, e le regole cambiano drasticamente. Per la guardia giurata, ignorare questa distinzione significa rischiare sanzioni disciplinari per insubordinazione. Facciamo chiarezza basandoci sulla Circolare INL n.2/2016.
La regola generale: il GPS come “elemento aggiunto”
L’Ispettorato Nazionale del Lavoro, ha chiarito un dubbio fondamentale post-Jobs Act: il GPS è uno strumento indispensabile per lavorare o serve solo a controllare?
La risposta generale è che i sistemi di geolocalizzazione sono solitamente considerati un elemento “aggiunto”. Non sono strettamente necessari affinché l’auto cammini o l’autista guidi. Di conseguenza, ricadono nella prima casistica dell’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori:
Possono essere installati solo per esigenze organizzative, produttive o di sicurezza.
Richiedono obbligatoriamente l’accordo con le rappresentanze sindacali (RSA/RSU) o l’autorizzazione dell’Ispettorato del Lavoro.
In questo scenario standard, se l’azienda installa il GPS senza accordo, sta commettendo un illecito (violazione art. 4 e 38 dello Statuto).
L’eccezione critica per la vigilanza
Qui entra in gioco il dettaglio che ogni guardia giurata deve conoscere per evitare errori fatali. La stessa circolare chiarisce che il GPS può “trasformarsi” in un vero e proprio strumento di lavoro (che non necessita di accordo sindacale) in due casi:
Indispensabilità tecnica: Quando la prestazione non può essere oggettivamente resa senza quel sistema.
Obbligo di Legge: Quando normative specifiche impongono l’uso del GPS.
Il caso del trasporto valori (Decreto Maroni)
Per il settore della vigilanza privata, questa è la chiave di volta. Le normative di Pubblica Sicurezza (es. D.M. 269/2010 e allegati tecnici) impongono l’uso di sistemi di localizzazione satellitare per specifiche attività, come il trasporto valori superiore a 1.500.000 euro o scorte valori specifiche.
In questi casi, il GPS non è una scelta del datore di lavoro per “spiare” la guardia, ma un obbligo di legge per poter svolgere il servizio.
ATTENZIONE: se ti rifiuti di guidare un furgone blindato dotato di GPS sostenendo che “manca l’accordo sindacale”, stai commettendo un errore grave. Essendo in questo caso uno strumento di lavoro imposto dalla legge, l’accordo non serve. Il tuo rifiuto si configura come insubordinazione o mancata esecuzione del servizio, portando a sanzioni disciplinari che possono arrivare al licenziamento, oltre alla possibile interruzione di pubblico servizio se stai svolgendo attività sensibili.
Informativa privacy: l’unico vero obbligo
Che si tratti di “strumento aggiunto” (con accordo) o “strumento di lavoro” (senza accordo), l’azienda ha un dovere inderogabile verso di te: la trasparenza.
Il datore di lavoro deve fornirti un’adeguata informativa (scritta) che spieghi:
Come funziona il dispositivo.
Quali dati vengono raccolti (posizione, velocità, orari di sosta).
Per cosa vengono usati quei dati.
Se l’azienda usa i dati del GPS per contestarti una sosta non autorizzata senza averti dato questa informativa, la sanzione è illegittima e impugnabile. Ma se l’informativa c’è (spesso è allegata al contratto o al regolamento aziendale che hai firmato), i dati sono prove valide.

Domande Frequenti (FAQ)
1. L’azienda può controllare la mia velocità tramite GPS?
Sì e no, si tratta di un argomento molto scivoloso. Diciamo che se specificato nell’informativa privacy e se ti viene dato un alert perché stai mettendo a rischio te stesso e gli altri (se ad esempio vai a 200 km\h), allora può starci che qualcuno ti segnali che stai esagerando. Tuttavia un controllo continuo e costante sullo stile di guida è molto invasivo e il datore di lavoro potrebbe incorrere in violazioni sanzionate dal Garante per la privacy.
Ricordiamo comunque che il rispetto del Codice della Strada è un obbligo del lavoratore. Superare i limiti con l’auto di servizio può portare a sanzioni disciplinari anche senza considerare il GPS.
2. Posso disattivare il GPS durante la pausa pranzo?
Dipende dal regolamento aziendale e dal tipo di veicolo. Nei furgoni blindati o auto di pattuglia, spesso il sistema è “always-on” per motivi di sicurezza antirapina. Manomettere o schermare il segnale è un atto gravissimo che può essere interpretato come tentativo di occultare illeciti o come sabotaggio della sicurezza.
3. Se il GPS è installato senza accordo su un’auto non operativa (es. auto commerciale), cosa posso fare?
In questo caso, trattandosi di auto non soggetta a obblighi speciali, l’assenza di accordo sindacale rende l’installazione illegittima. Puoi segnalare la questione al tuo rappresentante sindacale. Non rimuoverlo autonomamente: segui le vie legali.
4. I dati del GPS possono provare che non ero sul posto?
Assolutamente sì. La giurisprudenza conferma che i dati di geolocalizzazione, se raccolti nel rispetto della Privacy e dello Statuto dei Lavoratori, hanno valore probatorio. Se il GPS ti segnala a 10 km dall’obiettivo che dovevi piantonare, è una prova oggettiva di abbandono del servizio.
Consulta la Circolare INL n.2/2016
Controllo a distanza dell’attività lavorativa: cosa dice la Nota INL del 14 aprile 2023 sulle autorizzazioni.



