Le stazioni ferroviarie della Campania si stanno rivelando sempre più insicure per chi ci lavora, soprattutto in servizi in solitaria. La scorsa settimana una guardia giurata è stata barbaramente aggredita mentre prestava servizio presso la stazione EAV di Poggiomarino e ha denunciato l’accaduto sui social. L’operatore si trovava da solo, “in singola unità”, a fronteggiare un contesto ad alto rischio in una fascia oraria critica. Questo episodio riaccende violentemente i riflettori su una gestione della sicurezza che sembra privilegiare il risparmio economico a discapito della sicurezza dei lavoratori. Non è un caso isolato: solo pochi mesi fa, il settore piangeva un altro lavoratore morto schiacciato da un cancello mentre accedeva in una stazione nel beneventano.
L’intervista
Ne abbiamo parlato con Giampiero Bellusci, Segretario Confederale UGL e Segretario della federazione Sicurezza Civile di Napoli, che ha inviato una lettera al Prefetto, al Questore e ai vertici EAV chiedendo un incontro urgente per affrontare la situazione con celerità.

Segretario, innanzitutto quali sono le condizioni del lavoratore e qual è la posizione del sindacato su quanto accaduto a Poggiomarino?
Bellusci: prima di tutto voglio esprimere nuovamente piena e totale solidarietà al collega aggredito. Da quanto ne sappiamo sta meglio e si sta riprendendo. Come sindacato condanniamo con fermezza questo episodio e diciamo basta: non possiamo accettare che fatti del genere vengano archiviati come un semplice “rischio del mestiere”. Quello che è successo evidenzia in maniera drammatica l’inadeguatezza degli attuali protocolli operativi.
Lei fa riferimento ai protocolli. Cosa non ha funzionato?
Bellusci: il problema è strutturale: impiegare una sola guardia giurata in singola unità nelle stazioni vesuviane, spesso isolate e di notte, equivale a esporre il personale a un pericolo certo. La vigilanza privata è un tassello fondamentale della sicurezza, ma senza una seconda unità di supporto la capacità di deterrenza è quasi nulla e il lavoratore resta in balia dei malintenzionati. La logica del risparmio economico delle stazioni appaltanti non può prevalere sull’incolumità fisica degli operatori.
Purtroppo non è la prima volta che parliamo di sicurezza nelle postazioni EAV. Il pensiero corre subito alla tragedia di pochi mesi fa.
Bellusci: esattamente. Quella volta non si trattò di un’aggressione ma ebbe l’esito peggiore possibile e accadde proprio in un’altra stazione EAV: era il novembre 2025. In quell’occasione avevamo già denunciato la situazione e chiesto interventi, inviando una richiesta urgente alla Prefettura, ma le GPG continuano a essere abbandonate al proprio destino in un silenzio assordante. In quella occasione una seconda unità avrebbe potuto salvare la vita al collega rimasto schiacciato dal cancello.
Cosa chiedete concretamente alle istituzioni per fermare questa scia di sangue?
Bellusci: abbiamo richiesto un incontro urgente in Prefettura per definire un “Protocollo Operativo specifico sul lavoro in solitaria”. Il rischio del lavoro in solitudine deve essere valutato e gestito nel DVR con misure adeguate. Ci chiediamo, ad esempio, se i lavoratori sono dotati dei dispositivi “uomo a terra”, come previsto dal D.Lgs 81/08. Servono accertamenti rapidi sulle responsabilità.
Se non arriveranno risposte, come intendete procedere?
Bellusci: non resteremo a guardare. Viste le tensioni sociali della categoria, ci riserviamo di proclamare una mobilitazione dell’intero settore della vigilanza privata. Dobbiamo denunciare con forza quanto sta accadendo in questo territorio.
Il vuoto normativo: la sicurezza che manca
A margine di questa ennesima aggressione, è doverosa una riflessione tecnica che va oltre la cronaca. La legge attuale, purtroppo, mostra tutti i suoi limiti quando si parla di sicurezza reale dell’operatore. Se è vero che la norma individua alcuni siti definiti “obiettivi sensibili” per i quali vige l’obbligo di impiego delle guardie giurate, è altrettanto vero che le maglie del DM 269/2010 rimangono troppo larghe su aspetti cruciali.
Il Decreto, infatti, non quantifica in modo stringente il numero minimo di unità da impiegare per ogni servizio, lasciando di fatto una pericolosa “libera interpretazione” e ampi margini di manovra alle stazioni appaltanti. Una discrezionalità che, troppo spesso, si traduce in una pura logica di bilancio: le committenti scelgono di risparmiare sulla voce vigilanza, tagliando sul personale, a totale discapito della sicurezza fisica di chi, come il collega aggredito a Poggiomarino, si trova poi a operare da solo in prima linea.
Guardia il video diffuso dalla guardia giurata aggredita a Poggiomarino.



